“Le parole sono importanti”: il peso del linguaggio nella relazione con il nostro cane
- Manuela Pintore
- 2 giorni fa
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“Le parole sono importanti!” urlava Nanni Moretti nel suo celebre film Palombella rossa. Nel mondo della cinofilia, questa frase dovrebbe essere un mantra quotidiano. Troppo spesso, infatti, utilizziamo termini che non sono semplici descrizioni, ma si trasformano in veri e propri significati profondi, finendo per trasformare – e purtroppo oggettivare – la percezione che abbiamo del nostro compagno a quattro zampe.
Usare un linguaggio incentrato sul controllo o sulla meccanicità ci allontana dall'animale; usare parole incentrate sulla relazione apre le porte a una reale comprensione.
Ecco quattro espressioni molto comuni che dovremmo iniziare a sostituire per cambiare, nel profondo, la vita insieme al nostro cane.
1. Da "Leggere il cane" a COMPRENDERE e INTERPRETARE
Si sente spesso dire che bisogna imparare a "leggere il cane". Ma il cane non è un libro, non è una pagina statica stampata da sfogliare a nostro piacimento. La comunicazione non è mai una strada a senso unico, non è unidirezionale: è un flusso continuo, uno scambio. Sostituire questo termine con comprendere e interpretare significa riconoscere che siamo all'interno di una relazione viva, dove entrambi i soggetti emettono e ricevono segnali, influenzandosi a vicenda.
2. Da "Scaricare il cane" a COINVOLGERE e IMPEGNARE
Quante volte abbiamo sentito la frase: "Porto fuori il cane a scaricarsi"? Il cane non è un dispositivo elettronico da scaricare e ricaricare all'occorrenza. Questo approccio riduce il movimento a un mero svuotamento di energie fisiche. Le attività, invece, si fanno insieme. Coinvolgere e impegnare il cane in attività condivise stimola la sua mente, risponde ai suoi bisogni etologici ed è uno dei pilastri fondamentali per costruire una relazione solida e appagante.
Queste attività portano gli stessi identici benefici anche all'umano: corpo e mente si muovono insieme, sia nel cane che nella persona. Il corpo influenza la mente e la mente influenza il corpo, in un'interconnessione profonda che unisce entrambi.
3. Da "Gestire il cane" a PRENDERSI CURA e TUTELARE
La parola "gestione" evoca scartoffie, aziende o flussi di traffico. Un essere vivente non si "gestisce". Il cane vive con noi perché siamo stati noi a sceglierlo e ad accoglierlo nella nostra vita. Il nostro compito non è incastrarlo in una routine comoda per noi, ma aiutarlo a trovare una propria dimensione di benessere nel contesto che gli offriamo, avendo cura e verificando costantemente che quel contesto risponda appieno ai suoi bisogni emotivi, fisici e di specie.
4. Da "Controllare il cane" a COLLABORARE
Il "controllo" totale è l'illusione di una cinofilia superata. Il cane non è un automa privo di autocontrolli, né un eterno bambino che ha bisogno di qualcuno che gli dica continuamente cosa fare, come farlo e quando farlo. Il nostro obiettivo deve essere quello di collaborare. Al cane va dato l'agio e lo spazio per poter comprendere, elaborare e decidere, avendo cura di fornirgli nel tempo le competenze e le conoscenze necessarie per vivere bene e muoversi in sicurezza nel mondo.
La prossima volta che parli del tuo cane o che ti rivolgi a lui, prova a fare caso ai vocaboli che utilizzi. Chiediti se stai parlando di un oggetto da gestire o di un individuo con cui condividere la vita.
Le parole sono ponti: scegliamole con cura.




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